Sono tanti gli aspiranti medici che ogni anno si domandano se sia meglio studiare Medicina in italiano oppure in inglese. Un dubbio più che lecito, soprattutto dopo l’introduzione del semestre filtro. Il Ministero dell’Università e della Ricerca, a partire dall’anno accademico 2025/2026, ha infatti sostituito per Medicina in italiano il vecchio test d’ingresso a risposta multipla con il meccanismo del semestre aperto. Un periodo in cui gli studenti si preparano nelle tre materie propedeutiche (Chimica, Fisica e Biologia) per poi sostenere le relative prove d’esame che fungono da selezione. Attualmente, la nuova modalità d’accesso non riguarda né le università private, né Medicina in inglese (IMAT). Motivo per cui scegliere quale corso di laurea frequentare è diventato ancora più importante.
Semestre filtro VS IMAT
Come abbiamo anticipato, il semestre filtro consente l’accesso libero al primo semestre di Medicina. Durante questi mesi, gli studenti si preparano in Chimica, Fisica e Biologia, al fine di sostenere le relative prove d’esame. In base ai risultati ottenuti nelle materie propedeutiche viene poi stilata la graduatoria nazionale. Solo chi rientra nei posti disponibili può accedere al secondo semestre e continuare effettivamente a studiare Medicina.
Questa modalità di selezione richiede costanza nello studio, capacità di adattarsi ai nuovi ritmi universitari ed un buon rendimento nel medio periodo. Un vantaggio da non sottovalutare è che il semestre filtro permette di iscriversi ad uno dei corsi affini, con la possibilità che vengano anche riconosciuti i crediti acquisiti, qualora non si entrasse in graduatoria, così da non perdere l’anno. Da un lato potrebbe quindi sembrare la scelta migliore. Tuttavia, c’è il rischio concreto di non superare la selezione e di dover cambiare corso di laurea dopo alcuni mesi in cui ci si è già dedicati alla preparazione di Medicina.
L’IMAT, invece, è il test di accesso ai corsi di Medicina in inglese in Italia. Consiste in una prova a risposta multipla, simile al vecchio “quizzone” di Medicina, che si svolge in un’unica giornata. Le domande vertono su argomenti di Logica, Cultura generale, Chimica, Fisica, Biologia e Matematica. In questo caso, è importante prepararsi in modo strategico su tutte le discipline, saper gestire bene il tempo ed avere familiarità con la struttura e le domande dei test d’ingresso. Una volta sostenuta la prova, viene stilata la graduatoria nazionale che determina subito chi accede alla facoltà e chi invece resta escluso.
È quindi meglio tentare il semestre filtro o puntare direttamente sull’IMAT? Ovviamente non c’è una risposta univoca a questa domanda. Se si preferisce uno studio continuo nel tempo, si rende meglio negli esami universitari piuttosto che nei test a risposta multipla e si vuole avere un eventuale piano B a disposizione, allora è meglio optare per Medicina in italiano. Chi è più bravo nei quiz, non vuole perdere tempo con mesi di studio ma preferisce partecipare ad un’unica prova iniziale e, ovviamente, ha una buona preparazione in inglese, può tranquillamente scegliere l’IMAT. In questo caso è bene ricordare che, se non si supera il test, non resta che ritentare l’ingresso l’anno successivo. In alternativa, si può scegliere un altro corso di laurea, non necessariamente collegato a Medicina.
Altri fattori da considerare
Tra gli altri aspetti da non sottovalutare nella scelta ci sono anche:
- le sedi di ciascuna facoltà;
- il numero di posti disponibili;
- i costi;
- le prospettive future.
Sicuramente l’IMAT dà accesso a corsi internazionali, spesso con possibilità di mobilità all’estero ed accesso ad un ambiente più internazionale. Tuttavia, i costi possono essere più elevati e la competizione più alta. Quando ci si trova a scegliere fra i due corsi di laurea è dunque importante prendere in considerazione ogni aspetto, evitando di commettere alcuni errori comuni. Ad esempio, pensare che il test d’ingresso di IMAT sia più facile o che a Medicina in italiano non ci sia più il numero chiuso dopo l’introduzione del semestre filtro.


