Accesso a Medicina: respinti dal Tar i primi ricorsi contro il semestre filtro

Accesso a Medicina: respinti dal Tar i primi ricorsi contro il semestre filtro

Il Tar del Lazio, con una serie di ordinanze datate 26, 27 e 30 marzo 2026, ha respinto le domande cautelari sui ricorsi presentati contro il semestre filtro di Medicina 2025. Secondo il Tribunale amministrativo il nuovo meccanismo di accesso non presenterebbe irregolarità. Nella decisione si legge infatti che “è senz’altro possibile ritenere che il meccanismo delineato non fosse l’unico possibile attraverso cui il Ministero avrebbe potuto conseguire la copertura del contingente, ma è altresì da ritenere che le scelte adottate operino un bilanciamento non manifestamente irragionevole di tutti gli interessi in gioco”.

Ricorsi semestre filtro 2025: le ordinanze del Tar del Lazio

Come anticipato, il Tar del Lazio ha respinto i primi ricorsi contro il semestre filtro di Medicina. Secondo le ordinanze del Tribunale non si può intendere “manifestamente irragionevole la strutturazione di una fase di accesso basata sul superamento, con la mera sufficienza, di taluni esami universitari“. Il Tar ha dunque riconosciuto il principio per cui le prove conclusive del semestre aperto non sono dei semplici test d’ingresso, ma dei veri e propri esami universitari che influiscono sulla carriera dello studente.

Mentre “in relazione ai disagi sociali evocati a sostegno di una ritenuta compressione del diritto allo studio” il Tar ha definito “del tutto generica” la denuncia di violazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

Il nodo del decreto ministeriale n. 1115/2025

Tra i punti contestati all’interno dei ricorsi vi è l’introduzione del decreto ministeriale n. 1115/2025, che ha modificato in corso d’opera i criteri di formazione delle graduatorie, aprendo l’accesso anche agli studenti che non avevano ottenuto tre sufficienze agli esami, a patto di recuperare i crediti mancanti attraverso prove di esame da svolgersi presso gli atenei assegnati.

In questo caso, il Tar rileva che il Ministero dell’Università e della Ricerca “non ha travolto integralmente le originarie regole della procedura introducendone altre, ma, con le nuove disposizioni, ne ha in sostanza integrato i risultati, in termini compatibili con le esigenze della par condicio concorsuale e del legittimo affidamento”, al fine di consentire ad un numero maggiore di studenti di essere inseriti in graduatoria, nel rispetto delle limitate indicazioni del legislatore.

Decadenza dell’immatricolazione e presunta violazione dell’anonimato

I ricorrenti hanno inoltre contestato il regime della decadenza dell’immatricolazione, che prevede la perdita del posto per gli studenti che non si immatricolano subito nella sede assegnata. A tal proposito, il Tar ha escluso la supposta irragionevolezza della norma, ritenuta necessaria per dare stabilità alle università e porre fine al problema degli scorrimenti infiniti, che per anni ha contraddistinto la graduatoria di Medicina, generando ansia e frustrazione negli stessi candidati. Al contrario, con questo nuovo meccanismo, per i giudici amministrativi viene garantita una programmazione certa, sia per gli atenei che per gli iscritti.

L’altra questione sollevata riguarda la presunta violazione dell’anonimato durante le prove d’esame. Nei ricorsi si denuncia che “le etichette contenenti codici numerici non sono state apposte in apposite postazioni separate, ma al posto, per poi essere ritirate dal personale d’aula, e che, al momento della consegna del foglio risposte, il candidato avrebbe lasciato il proprio compito alla Commissione che avrebbe potuto visionare tale etichetta”, generando così il rischio di collegare il compito al candidato.

Il Tribunale amministrativo precisa che “non risulta in alcun modo che al termine delle prove i compiti siano consegnati nelle mani della commissione e non chiuse negli appositi contenitori”. Nell’ordinanza si legge inoltre che se la violazione fosse vera, ciò sottintenderebbe che il personale d’aula sia in grado di memorizzare un codice numerico di 15 cifre, per poi passare l’informazione alla commissione, che a sua volta dovrebbe avere la possibilità di alterare il risultato.

Cosa succede adesso?

Secondo il Tar del Lazio, il nuovo meccanismo d’accesso a Medicina è da intendersi del tutto legittimo. Resta ovviamente la possibilità per gli studenti di fare ricorso in appello davanti al Consiglio di Stato. Ad ogni modo, per i giudici amministrativi il criterio di selezione adottato nell’ambito del semestre filtro è coerente con la necessità di programmare gli accessi in base alla capacità ricettiva degli atenei e alla qualità della formazione.

Si conferma altresì che può entrare nelle graduatorie, e quindi proseguire gli studi accedendo al secondo semestre, solo chi ha superato gli esami e i relativi recuperi dei crediti formativi.

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