Come organizzare lo studio in vista del test di medicina? L’organizzazione che segue è solo uno spunto, ogni persona ha i propri ritmi ed è giusto seguirli. La cosa fondamentale è essere organizzati e pianificare. Costruitevi un programma a lungo termine che divida in fasi la vostra preparazione: studio teorico, esercizio pratico, simulazioni e rifinitura finale. All’interno di esse organizzate giorno per giorno il lavoro da svolgere. Questo vi permetterà di non rimanere indietro e di stare tranquilli, soprattutto quando il giorno del test si avvicina. 8.00: Driiiin Sveglia! 8.30: Si comincia! La mattina, generalmente, è il momento della giornata in cui si è più attivi e freschi, sfruttatela al meglio! Seguendo i propri programmi, scegliete la materia da affrontare (biologia, chimica, logica, matematica o fisica) dal punto di vista teorico. Alla fine di ogni argomento fate una decina di quiz per fissare le nozioni trattate. 10.30: Pausa! Per me equivale a dire caffè, tanto caffè, in ogni caso svagatevi e staccate la testa. E’ fondamentale dare modo al cervello di elaborare le cose appena lette. 10.45: Si comincia pt.2 😉 L’attenzione rispetto alla finestra di studio precedente è calata sicuramente, sarebbe consono scegliere argomenti meno impegnativi. Non scordate i 10 esercizi finali. 13.00: “È prontoooo, a tavola!” Spero abbiate mamme o nonne che cucinino per voi, se non fosse così date un’occhiata all’articolo sui pasti veloci da fuorisede che a breve uscirà su questo blog. Per molti diventare fuorisede è un sogno perché questo vi permetterà di studiare medicina, quindi l’articolo vi sarà utile anche dopo il test. 15.00: È l’ora di fare pratica! Il test è composto esclusivamente da domande a risposta multipla, la teoria è importante ma l’allenamento a questa tipologia di quesiti è la cosa fondamentale. Meno teoria, più pratica! 18.00/19.00: The end…La giornata è stata lunga, prendetevi un po’ di riposo, ma ricordate di impostare la sveglia per domani. Si ricomincia! La programmazione delle giornate di studio cambia notevolmente in base alla distanza dal “grande giorno”. Nell’ultima parte della preparazione è importante concentrarsi sulla pratica! I manuali di teoria devono rimanere nella libreria e essere consultati solo per qualche dubbio. La pratica comprende sia quesiti sia simulazioni vere e proprie, con 100 minuti effettivi.
Test di ammisione vs Esame di maturità
Ogni anno per decine di migliaia di giovani si presenta un dubbio amletico: studiare per il test di medicina o studiare per la maturità? Non è una domanda banale e non siete i primi a farvela, da questa domanda probabilmente dipenderà molto del vostro futuro.Studiare sia per l’esame di stato sia per il test d’ammissione a medicina risulta difficile e spesso ha come risultato che si studia un po’ qua e un po’ là, senza dei risultati concreti. È giunto il momento di prendere una decisione chiara e precisa! La risposta a questa domanda è racchiusa in altre domande, almeno 2 per l’esattezza. Cosa succede se non studi, studi meno o studi poco per l’esame di maturità? La risposta che in genere ricevo è qualcosa come “spreco 5 anni di studio” o “mi manca solo qualche mese e voglio coronare il mio sogno di uscire con un bel voto dalla scuola superiore”. Ok, ripetete la domanda e pensate alle conseguenze pratiche. Probabilmente uscirete con qualche punto in meno rispetto a quello che avreste potuto prendere: 95 anziché 100 o 75 anziché 80. E’ giunto il momento di passare alla seconda domanda: cosa succede se non studi per il test di medicina? Semplice. Resti fuori e perdi un anno. In 100 minuti vi giocate un anno e tutto quello che avete fatto prima non conta e non conta nemmeno tutto quello che farete dopo. 100 minuti, i primi 10mila entrano, gli altri 50mila restano fuori. È drastico, ma è così. Il problema risiede nel fatto che chi è alle prese con l’ultimo anno di scuole superiori è anche immerso in un mondo che è particolare. Tutti i compagni di classe sono focalizzati sull’obiettivo maturità, tutti i professori vi ripetono dalla mattina alla sera che quello è il vostro obiettivo e che non dovete sprecare anni di studi per questi ultimi mesi. Purtroppo quello è il loro obiettivo, perché per loro il vostro percorso finisce lì. Ma voi? Qual è il vostro vero obiettivo una volta usciti da quella porta? Ognuno è libero di fare la scelta che ritiene più opportuna, ma vi consiglio di valutare attentamente tutti gli elementi del caso. È una scelta che potrebbe seriamente incidere sul vostro futuro. Buona maturità e buon test di medicina a tutti e… Buona scelta!
Medicina: ce l’hai fatta!
Sei entrato/a a Medicina! Ansia per questo nuovo inizio? No problem: fermati, respira e leggi questa piccola guida.Hai ormai raggiunto il tuo obiettivo e ora inizieranno gli anni più belli e più intensi della tua vita. Non permetterti di sprecare mezzo secondo, hai sudato e lottato tanto per ottenere questo posto così tanto ambito e ora non resta che vivere nel migliori dei modi questa avventura. Per affrontarla al meglio prendi spunto da questi consigli che ti darò fra poco, alcuni più tecnici riguardanti lo studio, altri più personali (il consiglio della zia come si suol dire!). Partiamo: Materiale di studio: cercate sin dal primo giorno di reperire il corretto materiale per studiare. Ciò comprende libri, appunti sbobine (le sbobine sono la tarscrizione parola per parola della lezione del professore) e talvolta materiale elettronico come video su youtube. Va bene che lo studio è un grande sforzo ma perché non agire con furbizia cercando di studiare sin dal primo momento in maniera corretta e su materiale utile? Chiedete ai ragazzi più grandi di voi, ci sono già passati, hanno già superato l’esame e sapranno sicuramente darvi qualche consiglio! Gruppi di studio: credetemi, studiare da soli all’università non è cosa buona e giusta. Avere qualcuno su cui fare affidamento invece lo è. Certamente ognuno ha i propri ritmi, ma avere qualcuno con cui confrontarsi in caso di dubbio è la chiave vincente per superare gli esami senza uscirne ogni volta pazzi! Lezioni: c’è ben poco da dire. Mettetevi il cuore in pace: a medicina la frequenza è obbligatoria (a dipendenza dell’università dovrebbe aggirarsi al 70/75% di obbligatorietà) ma pur sempre un dovere resta. Inoltre la lezione è anch’esso da considerarsi un materiale di studio, ascoltare una volta quello che poi verrà studiato autonamenete è un grande aiuto. Fate tante domande, cercate di trarne il maggior vantaggio possibile per semplificare il vostro apprendimento. Gruppi Whatsapp e Facebook: utili sicuramente per rimanere aggiornati su eventi come il cambio dell’orario di una lezione, piuttosto che l’assenza di un professore. Per i fuori sede trovare casa tramite i gruppi facebook dedicati pricipalmente agli studenti universitari è paradossalmente più semplice rispetto a un sito molto più generale in cui vengono raccolti anche annunci di appartamenti poco adatti agli studenti. Divertitevi: da collega vi dico che va sfatato il mito “A Medicina non hai vita”. Non è assolutamente vero! Certamente il tempo a disposizione è scarso, ma con una solida organizzazione vi assicuro che ci si può permettere la “classica” pizza del sabato sera. Non mi resta che augurarvi un enorme in bocca al lupo Doc!
Guida rapida al test di medicina: la configurazione elettronica spiegata in 3 minuti!
Fra i quesiti di chimica è possibile trovare delle domande che richiedono la conoscenza della configurazione elettronica degli elementi. Imparare a memoria queste serie di lettere e numeri per ogni elemento, o anche solo per i primi dieci, è inconcepibile! Vi spiegheremo il metodo con cui si possono ricavare tutte le configurazioni conoscendo il numero atomico dell’elemento! Partiamo da un paio di basi teoriche: che cos’è la configurazione elettronica?La configurazione elettronica descrive la disposizione degli elettroni negli orbitali di un determinato elemento. Gli orbitali sono descritti mediante i numeri quantici:– Numero quantico principale “n”: può assumere valori da 1 a 7, definisce il livello energetico. All’aumentare del numero, aumenta la loro energia e la distanza dal nucleo.– Numero quantico secondario “l”: può assumere valori interi compresi fra 0 e (n-1).Vengono indicati con le lettere s, p, d, f rispettivamente i valori di 1, 2, 3 e 4.– Numero quantico magnetico “m”: assume valori interi compresi fra “-l”, …,0,…”+l” e indica l’orientamento nello spazio.– Numero quantico di spin “s”: assume i valori +1/2 o -1/2 e indica il senso di rotazione dei due elettroni presenti in ogni orbitale. Ogni livello (“n”) ha un certo numero di orbitali stabiliti dal numero quantico secondario “m“. Il livello energetico n=3, ha numero quantico secondario uguale a 0, 1 e 2. Avrà quindi orbitali di tipo “s”, “p” e “d”. Ma quanti? L’orbitale “s” (l=0) ha solo m=0, è presente quindi un’unico orbitale s. L’orbitale “p” (l=1) può assumere valori di m = -1, 0 e 1, ci sono quindi 3 orbitali “p” orientati in modo diverso e 5 orbitali “d”. Queste considerazioni teoriche servono a capire quanti e quali orbitali ha ogni elemento. Cosa fondamentale per distribuirvi all’interno gli elettroni. Come procedere? Facciamo un esempio con l’elemento cloro. Il primo passo è sapere il numero atomico dell’elemento. Il cloro ha numero atomico 17.Vi consiglio di memorizzare i numeri atomici degli elementi principali o, in alternativa, imparare a memoria la tavola periodica. Da essa, contando in ordine gli elementi, si ricavano i numeri atomici. Conoscendo il numero atomico sappiamo quanti elettroni dobbiamo posizionare! La difficolta è l’ordine dei vari livelli e sottolivelli! Questo si può ricavare facilmente imparando lo schema a fianco, in cui i numeri indicano i livelli e le lettere i sottolivelli. Le frecce oblique dall’altro verso il basso tagliano esattamente nell’ordine in cui andremo a riempire gli orbitali. Ti sembra difficile memorizzarlo? Potresti provare a creare delle frasi che ti aiutino. Una volta ricavato il nostro schema, ci basterà iniziare a riempire gli orbitali. Ricordiamo che quello ”s” è unico, ma di “p” ne abbiamo 3, di “d” 5 e di “f” ben 7. (come visto dal numero quantico magnetico). A sua volta ogni singolo orbitale può ospitare 2 elettroni. Ciò comporta che negli orbitali “p” possono andare al più 6 elettroni, in quelli “d” 10. La configurazione elettronica del Cloro sarà: Cl (17) = 1s2 2s2 2p6 3s2 3p5 Si continuano a riempire gli orbitali finchè la somma dei numeri agli apici non raggiunge il numero di elettroni, in questo caso 17. Facciamo anche la prova del nove! L’ultima lettera della configurazione elettronica deve corrispondere al blocco (s, p, d o f) in cui si trova l’elemento sulla tavola periodica. Imparando il semplice schema potrete ricavarvi tutte le configurazioni elettroniche che volete!Ora provate voi con la configurazione elettronica dello Stronzio, che ha qualche elettrone in più 😉
Tavola periodica: un trucco per impararla a memoria
Ogni studente che ha deciso di provare il test di medicina ha sicuramente osservato almeno una volta la tavola periodica, appesa sul muro della classe o nel libro di chimica. All’apparenza sembra una cosa strana e colorata, cosparsa di lettere prive di senso, ma se compresa essa può diventare anche molto divertente! Premetto che questo articolo non ha lo scopo di spiegare la tavola periodica degli elementi ideata da Mendeleev (appuntatevelo per cultura generale, tutto fa brodo), ma mira a dare un senso a quelle lettere facilitandone la memorizzazione. Potreste chiedervi, a questo punto, perché la devo imparare a memoria?Chimica si trova in tutti i test ed è necessario conoscere il gruppo o il periodo di appartenenza di determinati elementi, in quanto durante la vostra preparazione vi troverete spesso davanti a domande la cui richiesta sarà quella di riconoscere la loro configurazione elettronica. Il metodo più frequente per memorizzare la tavola periodica sfrutta la tecnica mnemonica degli acrostici. (Se ve lo state chiedendo, l’acrostico è una frase, le cui parole, contengono le lettere degli elementi). Ad esempio, se vogliamo imparare a memoria i componenti del primo gruppo dall’alto verso il basso, dobbiamo inventare una frase che contenga le iniziali degli elementi: H, Li, Na, K, Rb, Cs, Fr. La frase che ho utilizzato è: Ho Licenziato Nairobi Ke Rubava dalla Casa di Papel, Fra. Esistono varie frasi ma la tecnica migliore è inventarsi frasi proprie, in modo da ricordarle senza problemi. Ovviamente se come me hai passato varie notti su Netflix a guardare le imprese del professore, questa sarà un’ottima mnemofrase. Vi lascio le altre frasi che ho utilizzato, per darvi uno spunto: Gruppo 1: Ho Licenziato Nairobi Ke Rubava dalla Casa di Papel, Fra. Gruppo 2: Bello Mangiare Carbonara di Sera Ballando per Roma. Gruppo 13: Basta Allargare le Gambe In Tutte le notti. Gruppo 14: Carlo Si Gestisce Senza Problemi. Gruppo 15: Non Puoi Ascoltare Sferaebbasta, Bismuto. Gruppo 16: OSSe rotTe Povero. Gruppo 17: Fa Caldo, no BrIvidi. La numerazione dei gruppi è la IUPAC, quella più comunemente utilizzata nelle ultime edizioni del test di medicina. Il benzene si trova in due diverse disposizioni per la teoria della risonanza, quindi viene rappresentato come un ibrido tra due forme limite che differiscono per la posizione dei doppi legami, e per semplicità viene indicato con un cerchio all’interno della struttura. Questo metodo è molto utile e si può applicare a qualsiasi argomento, dalle fasi della mitosi ai nomi dei presidenti. Non ti resta che provare a creare le tue frasi, con i nomi dei tuoi amici o di attori preferiti: saranno molto più semplici da ricordare!
Guida rapida al test di medicina: la chimica del carbonio
La chimica organica può essere considerata la chimica dei composti del carbonio, tant’è che proprio il carbonio rappresenta l’elemento cardine nelle macromolecole biologiche: siano esse carboidrati, proteine, lipidi o acidi nucleici. Oltre al carbonio, negli elementi di natura organica sono presenti atomi di O, H, N, P, Cl, Br, S. In questo articolo verrà trattata l’unità carboniosa, e cercheremo di gettare le basi per lo studio della chimica organica, verranno date delle linee guida per indirizzarvi nello studio, ma sarà necessario che i vari argomenti vengano approfonditi. La grande varietà di composti organici è determinata dalla natura del carbonio, tant’è che possedendo quattro elettroni nello strato di valenza, è capace di mettere in condivisione una o più coppie di elettroni e instaurare legami semplici, doppi o tripli; questa caratteristica darà vita a quelli che sono gli idrocarburi. Gli idrocarburi sono composti organici formati esclusivamente da carbonio e idrogeno, e vengono distinti in:– Idrocarburi saturi– Idrocarburi insaturi Gli idrocarburi saturi presenteranno solo legami semplici, mentre gli insaturi sono caratterizzati da un doppio o un triplo legame. Verranno definiti rispettivamente:– Saturi: alcani– Insaturi: alcheni e alchini Gli idrocarburi saturi, o alcani, vengono definiti così poiché tutte le valenze degli atomi di carbonio sono saturate da legami con altri atomi. I principali alcani da conoscere sono: metano, etano, propano e butano. Le reazioni quali possono andare incontro sono solamente reazioni di sostituzione, non potendo creare altri legami con altri atomi. La reazione caratteristica è rappresentata dalla sostituzione radicalica, attraverso la quale sostituiscono uno o più atomi di H con atomi di alogeni. Gli idrocarburi insaturi, alcheni e alchini, presentano rispettivamente un doppio e un triplo legame. Vengono definiti insaturi in quanto non hanno completato la loro capacità di formare legami con altri atomi. Questa loro caratteristica farà in modo che abbiano una geometria differente rispetto agli alcani: gli alcheni presentano angoli di legame di circa 120°, mentre gli alchini di 180°. La nomenclatura degli idrocarburi sarà poi differente in base al numero di legami che presentano. Gli alcani presenteranno il suffisso –ano, gli alcheni il suffisso –ene, e gli alchini il suffisso –ino. Altra proprietà degli idrocarburi è l’isomeria, ovvero fenomeno per il quale a una stessa composizione chimica corrispondono diverse disposizioni spaziali degli atomi costituenti, quindi due composti che presenteranno stessa formula bruta, differiranno per la formula di struttura. Questo fenomeno negli alcheni andrà a determinare due diverse conformazioni qualora i sostituenti siano differenti sui due piano dello spazio rispetto al doppio legame, quindi avremo la conformazione cis e la conformazione trans, rispettivamente se i due gruppi si trovano dallo stessa parte del piano rispetto al doppio legame, o se sono disposti in maniera opposta. Inoltre gli idrocarburi possono presentarsi in forma:– Alifatica– Aromatica Quelli incontrati fin ora (alcani, alcheni e alchini) presentano struttura alifatica. Si definisce forma alifatica qualora questi presentino una conformazione lineare, mentre per aromatici identifichiamo gli idrocarburi con struttura ciclica (cicloalifatica). Il principale idrocarburo a struttura aromatica è il benzene C6H6. Nonostante dalla sua struttura si evinca che sia altamente insaturo, esso non partecipa alle reazioni di addizione elettrofila. Il benzene si trova in due diverse disposizioni per la teoria della risonanza, quindi viene rappresentato come un ibrido tra due forme limite che differiscono per la posizione dei doppi legami, e per semplicità viene indicato con un cerchio all’interno della struttura. Condividi sui tuoi social con i tuoi amici. Per altre pillole di test ti consiglio la lettura del articolo sulla tavola periodica. Continua a seguire le nostre pagine Instagram, Facebook, il sito LogicaTest e il nostro profilo TikTok per non perderti altri articoli attinenti alla preparazione… e non solo.
Fuorisede ai fornelli? Non solo scatolette di tonno e JustEat
Scatolette di mais, wurstel scaldati al micronde, sughi pronti ed esperimenti strani ai fornelli… No non è la trama dell’episodio di “Cucine da incubo di Gordon Ramsey” ma semplicemente i pasti di molti fuorisede! Essere fuorisede significa: lavare, stirare (ah, no il vero fuorisede non stira ma stende le magliette sulle grucce per farle venire lisce!), pulire la casa, fare la spesa e cucinare…. cucinare! Quest’ultimo punto non è da sottovalutare, la scelta di cosa preparare è più complicata di quanto si pensi. Bisogna fare i conti con il frigo semivuoto, le date di scadenza e il non sapere mai cosa si voglia mangiare. Ma siete fortunati, in questo articolo vi consiglieremo dei piatti gustosi ma veloci da preparare! È ora di pranzo, cosa cuciniamo? Un bel piatto di pasta è l’ideale per ricaricare le energie e prepararsi per la sessione di studio pomeridiana. Le nostre idee sono ricette che prevedono la preparazione del condimento nel tempo in cui bolle l’acqua e si cuoce la pasta. Pasta con zucchine e pancetta: ricetta super gustosa e veloce! Tagliare un po’ di cipolla (se volete) e far dorare in padella con olio, aggiungere le zucchine tagliate sottili perché si devono cuocere velocemente. Un trucco: usare il pela patate per ricavare delle rondelle fini! Lasciare cuocere, poi aggiungere la pancetta per farla rosolare. (Una variante è con i gamberetti al posto della pancetta) Pasta panna, speck e noci: cipolla facoltativa, a voi la scelta se piangere o meno, magari lo avete già fatto ampiamente davanti ad anatomia. Far rosolare lo speck in padella, aggiungere la panna e poi a crudo le noci sbriciolate sopra. Et voilà! Altri piatti di pasta più classici ma sempre buonissimi sono: aglio, olio e peperoncino, pasta con pomodorini freschi e mozzarella a cubetti. O che dite di arricchire la pasta al pesto? Basta aggiungere delle patate e zucchine a cubetti nell’acqua in cui si bolle la pasta, il pesto sarà molto più gustoso. Se invece volessimo preparare un po’ di carne per la sera, magari dopo essere stati in palestra.Pollo al curry: tagliare la cipolla e rosolarla in padella con olio. Condire il pollo a cubetti con sale, olio, curry e pepe. Fare cuocere in padella con un po’ di acqua (la ricetta originale vorrebbe il brodo con dentro altro curry ma noi siamo fuorisede, l’acqua va benissimo!). Si possono aggiungere due cucchiai di yogurt greco per rendere la salsa più cremosa. Il riso basmati è perfetto per accompagnarlo. Non dimentichiamoci dei pranzi al sacco! Un must per noi studenti, da consumare nei corridoi delle università.Ecco le idee per una schiscetta perfetta:– Farro con mozzarella e pomodorini.– Riso basmati con quello che volete! Tonno, mais, verdure… Con il riso sta bene tutto!– Insalata greca: pomodori, cetrioli e feta.Non sono da sottovalutare le polpette. Sono perfette da preparare la sera prima e comode da mangiare con le mani. Non saranno mai come quella della nonna la domenica ma potrebbero rendere deliziosa la pausa pranzo.
Migliaia di pagine per medicina: come posso studiarle?
Machiavelli un giorno scrisse: “Nessuna grande conquista è stata realizzata senza correre dei rischi“. Niente di più vero. Vale anche per medicina: se si vuole diventare dei professionisti della salute che salvano vite umane bisogna essere disposti a scalare la più alta delle montagne: i libri. La facoltà di medicina oltre che per il severissimo test è famosa per le centinaia di pagine da studiare ogni semestre: anatomia, biochimica, farmacologia, microbiologia… insomma, ce n’è per tutti! Ma è davvero possibile memorizzare una così spinta mole di informazioni nel poco tempo di una sessione? Più o meno. Per essere medici bisogna, sì, avere buoni doti mnemoniche, ma non è tutto: già dal primo anno ci si rende conto di come sia impossibile memorizzare il libro di istologia ed embriologia per un esame di “soli” 6 CFU, bisognerebbe investire tutto il tempo a disposizione unicamente su esso. Ci deve essere, e c’è, qualcos’altro. È sbagliato credere che una facoltà di questo genere sia simile a lettere o giurisprudenza: medicina è l’ingegneria della biologia! Lo studio non può essere rimandato al solo “leggi e ripeti”, il quale poteva andare bene per le interrogazioni di storia delle scuole superiori, qui c’è un ulteriore step necessario: capire! Esami come fisiologia, dove i testi contano centinaia se non migliaia di pagine, non possono essere “imparati a memoria“: l’esame consisterà in un orale di qualche decina di minuti dove verranno testati mesi e mesi di studio. Non sarà possibile ripetere a memoria 10 capitoli del libro: la domanda sarà concisa, richiederà una risposta altrettanto mirata. Quando si studia il metabolismo non è importante conoscere a memoria tutti i nomi degli acidi coinvolti nel ciclo di Krebs, per quello esistono i manuali! Quello che conta è apprendere i meccanismi, essere in grado di spiegarli ad un bambino o ai propri nonni! Come deve muoversi, quindi, il neo-studente di medicina? Semplice: bisogna preparare un piano d’azione! Certo, non esiste alcuna formula magica in grado di sfoltire un tomo enciclopedico sull’anatomia umana, ma seguendo questi semplici step lo studio potrebbe risultare più leggero e gradevole: Iniziare a studiare in tempo, non una settimana prima! Sembrerà scontato, ma una delle aggravanti principali quando si prepara un esame da 15 cfu è l’ansia: studiare con un buon anticipo permetterà di essere più tranquilli e di avere la situazione sotto controllo. Seguire uno schema d’azione preciso:– Prima lettura – Sottolineatura– Seconda lettura– Mano all’evidenziatore– Provare a ripetere! Schematizzare, schematizzare, schematizzare! Non è da tutti, spesso si preferiscono lunghi riassunti a matita piuttosto che provare a creare vere e proprie mappe concettuali. Domande/Risposte! Un modo simpatico ed efficiente riguarda l’utilizzo di post-it: da un verso vi si pone la domanda, in quello opposto la risposta. Ora bisogna solo spargerli per tutto il perimetro di casa e provare a rispondere ogni qual volta lo si ha di fronte! Quando chiesero ad Einstein quale fosse la velocità del suono egli rispose: “Non ricordo informazione del genere a memoria, si possono trovare facilmente nei libri. Lo scopo dell’istruzione non dovrebbe essere ricordare molte cose, bensì insegnare a ragionare!”
Medicina: quando si inizia a lavorare?
Tra gli stereotipi più comuni che incalzano sulla facoltà di Medicina e Chirurgia primeggia sicuramente “studiare medicina significa aspettare almeno i trent’anni per ricevere il primo stipendio”. Niente di più sbagliato! Il percorso che si intraprende nel momento in cui ci si iscrive ad una facoltà del genere è, sì, lungo e stressante, ma di certo non infinito! Sono 6 gli anni da affrontare per conseguire la laurea magistrale a ciclo unico che conferirà ai neo-laureati il titolo di Dottori in Medicina e Chirurgia. È necessaria una precisazione: “dottore” e “medico” non sono sinonimi. Un laureato può essere considerato medico nel momento in cui è iscritto all’albo! Tuttavia, alla luce di recenti sviluppi, il percorso di laurea in Medicina è stato reso “abilitante“. Cosa significa? L’esame di iscrizione all’albo dovrà essere conseguito entro la laurea! Tale riforma, nonostante carichi ulteriormente la già onerosa vita degli studenti, è una grande rivoluzione, in quanto non sarà più necessario aspettare un anno per iscriversi al concorso d’accesso alle scuole di specialità. Per i non esperti, il MIUR considera le scuole di specialità corsi universitari “post lauream” che hanno lo scopo di formare specialisti in ambiente sanitario. Al termine del percorso formativo viene rilasciato il diploma di specializzazione nel settore prescelto. Si tratta di percorsi di istruzione dalla durata variabile (in media si tratta di 4 o 5 anni) durante i quali gli specializzandi dovranno convogliare un’intensa attività sul campo (si parla di 38 ore settimanali) alla classica didattica frontale necessaria per sostenere i rispettivi esami. La chiave per smentire l’affermazione che da il titolo all’articolo è la seguente: gli specializzandi percepiscono lo stipendio sin dal primo mese! Qualche numero: gli studenti specializzandi guadagnano fin dal primo momento uno stipendio che si aggira sui 1700/1800 euro, con uno scatto di anzianità di 50 euro una volta superato il terzo anno. In altri termini, si tratta di circa 23000 euro lordi l’anno, una cifra discreta che permette senz’altro di mantenersi in un possibile centro ospedaliero fuorisede! Ovviamente dalla cifra sovracitata bisognerà escludere le varie tasse annuali e le assicurazioni che competono un “quasi” medico di reparto.
Medicina: anatomia e non solo, ecco i 6 esami difficili
Che ci siano degli esami più difficili di altri è cosa comune, ma che questi siano identificabili come biochimica, anatomia, fisiologia, semeiotica, anatomia patologica e farmacologia è altrettanto vero? La risposta potrebbe dipendere da ateneo ad ateneo, essendo che in alcune università questi vengono suddivisi in più parti come ad esempio biochimica 1 e biochimica 2, fisiologia 1 e fisiologia 2, e per i più fortunati anatomia Patologica 1 e anatomia Patologica 2. Cambia la suddivisione, possono esser presenti o meno esami parziali, ma che questi siano gli esami con mole maggiore sicuramente è pensiero comune. Questi 6 esami sono accomunati dal richiedere la conoscenza di nozioni precedentemente acquisite e necessarie, tant’è che in molti atenei ognuno è propedeutico al successivo, oltre al presentare essi stessi delle propedeuticità necessarie per poterli affrontare. Spesso gli studenti reputano queste discipline più impegnative di quanto lo siano realmente, probabilmente scoraggiati dal quantitativo di informazioni richieste o da una scarsa conoscenza degli argomenti precedentemente trattati. In questo caso lo sforzo mnemonico sarà maggiore, e spesso non darà i risultati sperati. Come possiamo affrontarli ed uscirne vittoriosi? Sicuramente seguendo le lezioni, sistemando il materiale necessario fin dall’inizio, studiando con metodo, capendo ogni singolo argomento, perchè è vero che spesso ci possono essere degli argomenti mnemonici, ma il più delle volte nella nostra facoltà è necessario utilizzare un determinato schema logico e sequenziale; non meno importante, è creare degli schemi o dei riassunti, così da poter ripassare tutto in vista dell’esame. E ultimo, ma non per ultimo, iniziare con molto anticipo la preparazione di queste materie, così da poterle fare nostre e da poterle apprezzare.